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Introduzione
Secondo la legislazione dello Stato Pontificio, nessun acattolico poteva essere sepolto in chiesa o in terra benedetta e le inumazioni dovevano aver luogo di notte, per non suscitare forse l'avversione e il fanatismo religioso del popolo e garantire l'incolumità di coloro che partecipavano al rito funebre. Né mura né altro limite separavano le tombe dalla campagna circostante: ancora nel 1810, come attestano alcune cronache dell'epoca, le tombe venivano profanate da fanatici e da ubriachi. Nel 1817 i rappresentanti diplomatici di Prussia, Hannover e Russia si rivolsero al cardinale Consalvi, allora segretario di Stato pontificio, per ottenere il permesso di recingere, a proprie spese, il Cimitero. Benché contrario, il cardinale si dimostrò disposto a cedere un'area confinante dei "prati del popolo romano", che venne recintata a spese delle Autorità Pontifice: questa zona è indicata oggi come "zona vecchia", mentre la zona originaria, a ridosso della Piramide di Caio Cestio, è detta "parte antica". Quest'ultima fu delimitata solo nel 1824 da un fossato che costituì per mezzo secolo l'unica difesa dell'area cimiteriale. Nel 1894, l'Ambasciata di Germania acquistò, anche a nome delle Colonie Estere Acattoliche, circa 4300 mq in aggiunta a quelli già esistenti per il Cimitero Protestante in Roma presso il Testaccio. L'area fu allora suddivisa in zona prima, zona seconda e zona terza, nella quale nel 1898 fu costruita una semplice cappella. |
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